A Corno alle Scale Piquadro presenta il Mountain Bike Day

Piquadro conferma il proprio impegno territoriale e l’evento Mountain Bike Day rappresenta un importante rilancio per l’Appennino bolognese.

La nota azienda di pelletteria, attenta a sostenibilità e performance, è oggi sempre più vicina al mondo outdoor con una linea dedicata chiamata proprio Corno alle Scale.

Ed è sulla vetta bolognese che gli organizzatori hanno dato vita a questa kermesse bike oriented, un evento con lo scopo di far conoscere la sua naturale vocazione alla pratica ciclistica.

Un percorso guidato e servito da trasporto gratuito bici in quota con la presentazione delle nuove attività e servizi bike alla presenza del grande Davide Cassani.

“Il nostro obiettivo è rispondere alla domanda crescente di esperienze dinamiche, a contatto con la natura e sostenibili”

Marco Palmieri – Fondatore e Presidente di Piquadro

“Da qui il progetto condiviso con l’ASD Porrettana Bike – continua Palmieri – con il quale intendiamo valorizzare un turismo esperienziale fortemente legato al territorio.

L’obiettivo è fare dell’Appennino Bolognese la destinazione ideale e ricercata non solo per lo sci, ma anche per i tantissimi appassionati di mountain bike”. 

Piquadro e i Mountain Bike Day di Corno alle Scale: info e programma

Date e location: Domenica 17 Luglio a partire dalle ore 9.00 al Corno alle Scale

Organizzatori: società di gestione degli impianti di risalita, Piquadro e ASD Porrettana Bike Team.

Obiettivo dell’evento: offrire agli appassionati di questo sport un percorso guidato di grande bellezza in grado di valorizzare e raccontare la meravigliosa vetta bolognese.

L’evento partirà dal Cavone alle ore 9.00 in direzione del Lago Scaffaiolo e si concluderà con il pranzo nell’area esterna del Rifugio Le Rocce.

Qui la Corno alle Scale SRL e l’ASD Porrettana Bike Team presenteranno i progetti delle attività e dei nuovi servizi Bike che realizzeranno a partire dal 2023.

In bocca al lupo quindi a questa nuova avventura sportiva e imprenditoriale sperando che anche Dolomeet possa dare il proprio contributo.

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche Come nasce un percorso di cross country per la Coppa del Mondo? | Red Bull Bike Italia

A Monterotondo Marittimo Trail Generation firma una nuova Pump Track

Una nuova Pump Track firmata Trail Generation ha fatto il suo ingresso sulla scena bike, la struttura situata a Monterotondo Marittimo ha già fatto parlare di sé.

Il progetto esecutivo prevede la realizzazione di due stralci dei lavori: 

  • il 1°stralcio prevede la realizzazione di una Pump Track in asfalto e la costruzione di un nuovo manufatto da adibire a deposito bike;
  • Il 2° stralcio riguarda invece la realizzazione di una “Trail zone” consistente nel recupero dell’area a monte della Palestra Comunale attraverso trail con pendenze variabili dall’ 8 al 10%.

Il progetto si inserisce in un più ampio piano di sistemazione dell’area Palazzetto dello Sport per un importo totale di circa 330.000 euro.

Situata ai piedi del Parco delle Biancane, la nuova struttura si inserisce da protagonista in un contesto già noto al mondo turistico e caratterizzato dall’intensa attività geotermica.

Nei pressi della nuova Pump Track è infatti attivo il MUBIA, un vero e proprio viaggio multimediale alla scoperta dei fenomeni geotermici.

Pump Track Monterotondo Marittimo: il Trail Center

L’importanza della gestione e dei servizi offerti ed il connubio tra percorsi di qualità, noleggio, guide, gestione e manutenzione sarà determinante per il rilancio turistico in chiave bike. 

Il gestore diventerà il fulcro e l’acceleratore attraverso il quale si possono innescare tutte le collaborazioni, i rapporti con i bikers, le società sportive, i turisti e le scolaresche che porteranno benefici al trail center. 

Oltre a servizi specifici bike è fondamentale la presenza e la valorizzazione di servizi ristoro e strutture ricettive adeguato a standard bike-friendly.

Tutto questo sarà localizzato all’interno del nascente Trail Center e sarà la base per le attività in Pump e sui Trail ma anche per le uscite cicloturistiche alla scoperta delle colline Metallifere.

Pump Track Monterotondo Marittimo: le caratteristiche tecniche

La Pump Track pensata per Monterotondo è una pista a circuito chiuso composta da curve e gobbe.

Lunga circa 120 metri e realizzata in conglomerato bituminoso sfrutta la massimo lo spazio disponibile per ottimizzare l’area di cantiere.

Il percorso ha una larghezza di circa 2 metri ed il dislivello sui dossi è di 45 cm circa.

Che cos’è una Pump Track?

Il termine inglese “track” fa riferimento al tracciato o al percorso su un terreno composto da dossi, compressioni e paraboliche mentre “pump” esprime l’azione svolta dal praticante che, guidando una bici, trasferisce il proprio baricentro corporeo in avanti o indietro come se stesse “pompando”.

Il Pump Track è un percorso ad anello per mountainbike o similari, composto da tratti con curve di tipo parabolico raccordate a tratti rettilinei con dossi in sequenza di varia altezza. L’utilizzo del

Pump Track permette al biker di affinare le proprie capacità di controllo del mezzo, sfruttando la spinta sulle gobbe e sulle curve per spostarsi in avanti senza la necessità di pedalare.

È un tipo di percorso adatto sia ai neofiti, che così migliorano il loro approccio con la mountainbike, sia ai più esperti, che spesso lo utilizzano come percorso di allenamento.

Come viene realizzata una Pump Track

Il tracciato di un Pump Track viene definito rispettando alcuni criteri costruttivi di base che tengono conto dei raggi di curvatura delle paraboliche.

Secondo il tipo di utenza, si può creare un Pump Track per esperti oppure neofiti.

Nel caso di Monterotondo Marittimo la scelta è ricaduta su un Pump Track fruibile da una fascia molto ampia di utenti definendone i criteri costruttivi.

Si è optato quindi per una pista con superficie di percorrenza in conglomerato bituminoso, in modo da minimizzare la manutenzione e garantirne sempre il migliore utilizzo.

La struttura si integra al meglio con il parco esistente, senza alterare in modo significativo l’attuale aspetto di questa area.

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche Pump track: quale scegliere e quanto costa

Il cubo e io di Ernö Rubik

Quanti di noi conoscono il cubo di Rubik?

Quanti di noi invece conoscono la storia del suo inventore?

Beh, come tutte le storie di successo anche questa ha catturato la mia attenzione.

Da vecchio appassionato del cubo colorato, appeno ho visto uscire la biografia di Ernö Rubik l’ho subito ordinata ed ho da poco terminato di leggerla.

Non posso dirmi entusiasta della pubblicazione, non come lo ero e lo sono tutt’ora del cubo.

Secondo me, in generale, è un po’ fredda e non così ricca di dettagli personali. 

E’ come se l’autore cercasse di ricostruire la sua vita senza averne tenuto un diario prima. Mi ha dato l’impressione che qualche passaggio si sia perso nel tempo.

Sono tuttavia rimasto affascinato dalla storia di questo inventore caparbio e dalla sua genialità.

Il processo stesso di creazione del cubo e la successiva ricerca di partner per la commercializzazione ricalcano dinamiche riscontrabili tutt’oggi.

Certo, senza i limiti di spostamento imposti dal blocco sovietico e con tutt’altri mezzi di comunicazione e collegamento con il mondo ma con in testa le stesse domande di base.

Come industrializzare, quali materiali impiegare, quali soluzioni adottare e come comunicare.

Il cubo di Rubik tra design, ricerca e sviluppo

Al centro del libro il tema del design, caro a Rubik, ma anche tanta matematica e razionalità.

Nel cubo infatti è importante capire cosa è costante e cosa cambia ed avere un’idea spaziale del comportamento dei singoli pezzi in relazione ad una o più mosse.

Tornando al tema del design si denota una ricerca della semplicità e della linearità.

L’autore concentra tutti gli sforzi progettuali sull’oggetto nell’uso piuttosto che l’oggetto in sé ed è questa la chiave del successo del cubo.

Un oggetto complesso, che sarebbe dovuto rimanere ai margini del mercato e tra le nicchie di appassionati stretti ma che grazie alla sua complessità ha sviluppato nell’utilizzatore un sentimento di sfida unico e totalizzante.

Il cubo che diventa fenomeno sociale, che spopola in America e nel mondo e che successivamente conosce il declino per saturazione fino alla riscoperta dei primi anni duemila dove, grazie ad un rinnovo generazionale, è tornato ad essere protagonista del mercato.

E infine l’elemento competitivo, con i campionati mondiali di speedcubing e la capacità di soluzione portata all’estremo dei limiti umani.

Il cubo di Rubik è stato ed è un fenomeno di massa: sociale, economico e sportivo e la storia del suo inventore ha qualcosa da insegnare a tutti noi.

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche Il club delle 5 del mattino di Robin Sharma

Il prodotto bike del Trentino al Ride Riccione Week con Dolomeet

Un’evento nell’evento quello che ha animato lo stand Trentino al Ride Riccione Week.

New entry del calendario fiere di Skirama e Trentino Marketing la kermesse con base nel centralissimo Viale Ceccarini ha registrato presenze importanti, complice il ponte del 2 giugno ed una meteo super favorevole.

Anche al Ride Riccione Week la Trentino Bike Zone si è presentata con il suo format collaudassimo:

  • Pump track da 70 metri;
  • Stand promozionale Trentino con 6 desk a disposizione delle Aziende per il Turismo coinvolte;
  • Area test bike, per tutti i bambini a partire dai 2 anni sotto la guida di personale qualificato;
  • Area test bike per i ragazzi e gli adulti sotto la supervisione di istruttori qualificati;
  • Chill out zone con maxi led wall per la proiezione di video promozionali.

Lo stand è rimasto operativo per tutti e 4 i giorni (dal 2 al 5 giugno) dalle ore 10.00 alle ore 24.00, mentre l’esperienza guidata sulla pump track è stata invece disponibile dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 22.00.

Accanto alla soddisfazione degli organizzatori il plauso da parte di Dolomeet che ha registrato numeri importanti sia in termini di Bike test sia in termini di distribuzione di materiale promozionale.

L’evento infatti si è aperto nella giornata di giovedì con un’ottima risposta da parte del pubblico presente: 150 bike test e molto materiale distribuito.

Nelle giornate successive il trend si è mantenuto stabile con un picco di accessi nella giornata di venerdì, dove si sono registrati quasi 200 bike test.

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche Calendario fiere bike e cicloturismo 2022

In Val di Sole l’IMBA Europe Summit 2022

In Val di Sole arriva l’IMBA Europe Summit 2022 ospiterà dall’1 al 4 giugno il più grande vertice europeo dedicato alla Mountain bike.

Dopo due edizioni online il summit ritorna dal vivo per il suo decimo anniversario con l’obiettivo di ospitare più di 200 tecnici da tutta Europa. 

A fianco del Comitato Grandi Eventi Val di Sole e dell’APT Val di Sole l’esperienza dello staff Dolomeet che ha affiancato la destinazione predisponendo la candidatura ufficiale.

Cos’è l’IMBA Europe Summit 2022?

L’IMBA European Mountain Bike Summit è un momento di ritrovo nato per discutere le tendenze e le sfide che caratterizzano il mondo della MTB. 

Nel corso degli anni, i vertici IMBA hanno attratto una gamma sempre più diversificata di partecipanti e organizzazioni.

Gruppi di biker, trailbuilder, professionisti ma anche gestori del territorio, accademici e autorità pubbliche si sono alternati sul palco per condividere best practice

Sempre più professionisti lavorano nel mondo bike e la volontà di imparare gli uni dagli altri va via via aumentando così come la necessità di costruire partnership internazionali.

In Val di Sole l’IMBA Europe Summit 2022 ritorna quindi con un evento residenziale (l’ultimo fu 2019 a Silkeborg, Danimarca n.d.r.) con un programma ricco di speech, workshop ma anche visite in loco in sella alle amate due ruote.

Maggiori informazioni sul tema e sugli argomenti del summit saranno comunicate nel 2022.

Segnate le date sul vostro calendario e siate pronti ad iscrivervi a quello che sarà il miglior bike summit mai visto.

Ti è piaciuto l’articolo? Leggi anche La bicicletta come mezzo per contrastare i cambiamenti climatici

Friluftsliv: dalla Norvegia la ricetta per la felicità

La ricetta per la felicità arriva dalla Norvegia. Ingredienti? Aria aperta, contatto con la natura, relax, pace e tranquillità. Friluftsliv significa letteralmente “vivere all’aria aperta”.  

Qual è l’origine del termine Friluftsliv?

E’ Henrik Ibsen a introdurre per la prima volta questo termine attorno al 1859 nel poema intitolato “On the Heights (Paa Vidderne)” che racconta il viaggio di un contadino nella natura selvaggia e di come, al termine del quale, decide di abbandonare definitivamente la civiltà. Questo poema è presente in lingua inglese.

Il termine Friluftsliv è quindi stato usato dallo scrittore per descrivere quanto sia fondamentale trascorrere del tempo in luoghi isolati per il benessere sia spirituale che fisico. 

Ibsen è stato un poeta, drammaturgo e uno dei maggiori autori teatrali norvegesi: nato a Skien nel 1828 da una famiglia facoltosa, conobbe presto la povertà, tant’è che, per contribuire alle finanze della famiglia, dovette accantonare gli studi per lavorare come apprendista nella farmacia di Grimstad. 

Fin da bambino fuggì la compagnia dei coetanei.. solitario, scontroso e appassionato di letteratura ha elaborato drammi centrati sull’impossibilità dell’uomo a raggiungere la sua aspirazione al sublime.
Ibsen è inoltre considerato il padre della drammaturgia moderna per aver portato in teatro analisi della dimensione più intima della borghesia evidenziandone le contraddizioni. 

Friluftsliv: cos’è e qual è l’obiettivo?

La Friluftsliv invita le persone a trascorrere il proprio tempo libero all’aria aperta mettendosi in contatto e rispettando la natura, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, dalla stagione, dalla condizione fisica o dall’età. 

Non si focalizza su un’attività in particolare ma ne racchiude numerose e diverse: dalle attività estreme a pratiche più tranquille come raccogliere frutti di bosco, portare a spasso il nostro amico a 4 zampe, rilassarsi su un’amaca in una bella giornata di sole. Insomma, l’importante è trovare del tempo per stare all’aria aperta.

Come ci racconta la storia dell’uomo, abbiamo vissuto milioni di anni come cacciatori e raccoglitori imparando a vivere prima all’esterno e solo successivamente all’interno: questo ci ha portato a sviluppare un corpo e una mente predisposti a vivere in mezzo alla natura.

Ad oggi questo concetto non è un trend o una moda passeggera ma piuttosto una filosofia e uno stile di vita radicato nella cultura norvegese. 

In Norvegia le attività all’aperto sono diventate talmente importanti che sono sancite per legge.
Il diritto di accesso dal 1957 fa parte della Legge sulle attività ricreative all’aperto e riguarda i terreni non coltivati. Esso consente a tutti di avere accesso alla natura, anche nelle grandi proprietà private, a patto di rispettare delle semplici regole: avere cura e rispetto dell’ambiente. 

In Norvegia è inoltre possibile prendere una laurea triennale in Friluftsliv.  

Obiettivi della Friluftsliv? Rilassarsi, riconnettersi con la natura e recuperare le energie.  

L’importanza della Friluftsliv come stile di vita: quali sono i benefici?

Vivere all’aria aperta ha numerosi benefici psicofisici, sia immediati che a lungo termine. 

Primo fra tutti il rilascio di serotonina, ormone della felicità, che porta a una riduzione di stress e ha un’azione antidepressiva. Come tutti noi sappiamo, “mens sana in corpore sano” quindi, rendendo di buonumore la mente, si favorisce la salute del corpo. 

Oltre a ciò, trascorrere del tempo all’aria aperta e in mezzo al verde ha molti altri vantaggi:

  • favorisce la concentrazione
  • aumenta la creatività
  • migliora la qualità del sonno
  • diminuisce il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, allergie, asma, diabete
  • rafforza il sistema immunitario poiché cresce la quantità di globuli bianchi e quindi la risposta immunitaria del nostro organismo contro le minacce interne ed esterne. 

La Friluftsliv inoltre contribuisce anche a spiegare l’invidiabile posizione della Norvegia tra i paesi più felici del mondo. Infatti nel World Happiness Report 2020 delle Nazioni Unite la Norvegia si è posizionata all’8° posto, guadagnando poi due posizioni classificandosi al 6°posto nel World Happiness Report 2021 preceduta da Finlandia, Danimarca, Svizzera, Islanda e Paesi Bassi. 

Fonte: World Happiness Report

Vivere all’aria aperta: alcune modalità per connettersi con la natura

Nella società attuale la vita frenetica di tutti i giorni ha ridotto il tempo libero da poter trascorrere all’aria aperta, ma in questi ultimi anni in cui la pandemia ha segnato profondamente le nostre vite e cambiato le nostre abitudini, il concetto di Friluftsliv è forse più attuale che mai: abbiamo riscoperto il piacere di stare in mezzo alla natura e quanto questo sia di vitale importanza… speriamo di non dimenticarcelo mai e che sempre più persone adottino questo stile di vita anche in Italia. 

Ognuno di noi potrebbe far propria questa filosofia ritagliandosi dei momenti di tempo per disconnettersi dallo stress della vita quotidiana ricercando relax, benessere e natura. Sono numerose le modalità attraverso le quali immergersi nella natura ed è possibile farlo durante tutto l’arco della giornata e in qualsiasi stagione dell’anno… vediamone alcune.

Ammirare l’alba

Ammirare l’alba in alta quota o in riva al mare, stando in silenzio mentre il resto del mondo dorme, ripagherà sicuramente la fatica dovuta alla sveglia presto e permetterà di alleggerire i pensieri e ritrovare se stessi davanti a scorci di panorama mozzafiato. 

Foliage e bramito del cervo

L’autunno, si sa, è la stagione del foliage e questo permette di scoprire la bellezza dei colori della natura.
Inoltre in questo periodo dell’anno, in alcuni luoghi di montagna, è possibile vivere un’esperienza unica.
Infatti l’autunno è anche la stagione del corteggiamento in cui i cervi maschi si muovono nel bosco seguendo gli odori lasciati dalle femmine ed è possibile ascoltare il bramito del cervo maschio emesso per allontanare i maschi rivali nel periodo dell’accoppiamento. 

Bushcraft

Un’esperienza perfetta tramite la quale immergersi a 360° nella natura è il Bushcraft, attività che può essere svolta in qualsiasi stagione dell’anno.
In montagna l’imprevisto è sempre dietro l’angolo e potrebbe essere utile sapersi destreggiare in caso di necessità.
Questa parola deriva dai termini inglesi bush (bosco) e craft (capacità) e consiste nell’insegnamento dei metodi di sopravvivenza in aree naturali usando solo le risorse disponibili in natura.
Costruire un riparo e accendere un fuoco usando solo quello che offre la natura sono alcuni dei metodi di sopravvivenza che si possono imparare.

Bike/trekking

Nessun mezzo consente grande libertà di movimento come la bicicletta. Ci sono luoghi, come laghi di montagna o spiagge isolate, raggiungibili solo a piedi o in sella alla propria bike. Inoltre queste attività hanno il vantaggio di avere un basso impatto ambientale e di conseguenza un maggior rispetto della natura.

Snow activities

Anche l’inverno è una stagione tutta da vivere. Ogni anno la neve è attesa da tutti, grandi e piccoli, perchè porta con sé magia e tranquillità. La bellezza di questa stagione si può scoprire in vari modi ad esempio praticando sci o snowboard in uno dei numerosi comprensori sciistici, sci di fondo, ma non solo. La loro chiusura forzata dovuta alla pandemia ci ha fatto riscoprire nuovi modi di vivere all’aria aperta in inverno. Infatti attività come lo sci d’alpinismo o semplici passeggiate con le ciaspole nel bosco permettono di vivere la montagna in maniera ecosostenibile

Ammirare le stelle

Adottare la Friluftsliv come stile di vita significa quindi vivere all’aria aperta entrando in contatto con la natura che ci circonda e questo può essere fatto durante tutto l’arco della giornata quindi anche di sera: non c’è niente di più bello di concludere la giornata ammirando la bellezza di un cielo stellato, magari anche in compagnia di una guida astronomica e di un telescopio. 


Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche Giovani e viaggi green

A L’Aquila una nuova Pump Track by Trail Generation

Per la nuova Pump Track a L’Aquila, GIA Costruzioni SrL si è avvalsa di Trail Generation per la parte specialistica bike.

Il progetto, approvato già nel 2014 e messo a bando nel 2019, si inserisce in un più ampio progetto di sistemazione dell’area sportiva di Piazza d’Armi del valore complessivo di 2 milioni e 300 mila euro.

Tra le varie strutture si innesta appunto il nuovo impianto dedicato alla bike.

Pump Track L’Aquila: le caratteristiche tecniche

La Pump Track pensata per L’Aquila è una pista a circuito chiuso composta da curve e gobbe.

Lunga circa 150 metri, abbiamo adattato la sua geometria alle porzioni di spazio disponibili per ottimizzare quindi l’area di cantiere.

La struttura ha dimensioni maggiorate per garantire la massima sicurezza in percorrenza e poter concorrere ad ospitare eventi e manifestazioni anche internazionali.

Che cos’è un Pump Track?

Il termine inglese “track” fa riferimento al tracciato o al percorso su un terreno composto da dossi, compressioni e paraboliche mentre “pump” esprime l’azione svolta dal praticante che, guidando una bici, trasferisce il proprio baricentro corporeo in avanti o indietro come se stesse “pompando”.

Il Pump Track è un percorso ad anello per mountainbike o similari, composto da tratti con curve di tipo parabolico raccordate a tratti rettilinei con dossi in sequenza di varia altezza. L’utilizzo del

Pump Track permette al biker di affinare le proprie capacità di controllo del mezzo, sfruttando la spinta sulle gobbe e sulle curve per spostarsi in avanti senza la necessità di pedalare.

È un tipo di percorso adatto sia ai neofiti, che così migliorano il loro approccio con la mountainbike, sia ai più esperti, che spesso lo utilizzano come percorso di allenamento.

Come viene realizzato un Pump Track

Il tracciato di un Pump Track viene definito rispettando alcuni criteri costruttivi di base che tengono conto dei raggi di curvatura delle paraboliche, sia in senso verticale che in senso orizzontale, dell’altezza dei dossi e della loro sequenza, oltre al raccordo ottimale tra curve e tratti rettilinei.

Secondo il tipo di utenza, si può creare un Pump Track per esperti oppure neofiti.

In questo approfondimento a cura di Sergio Battistini, ad esempio, spieghiamo quale scegliere e quanto costa.

Nel caso de L’Aquila la scelta è ricaduta su un Pump Track fruibile da una fascia molto ampia di utenti definendone i criteri costruttivi.

Si è optato quindi per una pista con superficie di percorrenza in conglomerato bituminoso, in modo da minimizzare la manutenzione e garantirne sempre il migliore utilizzo.

La struttura si integra al meglio con il parco esistente, senza alterare in modo significativo l’attuale aspetto di questa area.

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche Pump track di San Giuliano Milanese

Cerchiamo un social media manager e digital strategist

Cerchiamo un social media manager e digital strategist che ci aiuti a far crescere i nostri profili social.

I candidati dovranno avere competenze trasversali ed una buona esperienza operativa. Impiego ben retribuito, disponibilità immediata all’avvio del rapporto.

Le competenze richieste:

  • conoscenza delle dinamiche social;
  • comprovata esperienza nella gestione di profili social;
  • numeri a supporto dell’esperienza;
  • realizzazione in autonomia di grafiche semplici ed infografiche;
  • gestione in autonomia di archivio foto e video e realizzazione contestuale di immagini durante eventi e manifestazioni in cui è presente Dolomeet;
  • entusiasmo e passione per gli sport outdoor;
  • capacità di pianificazione strategica della comunicazione social;
  • ricerca e pubblicazione di contenuti targetizzati per utenza e per canale;
  • gestione della community dei fan e dei clienti con moderazione delle pagine;
  • monitoraggio e reportistica;
  • preferita residenza in Val di Sole oppure la disponibilità ad effettuare un periodo di training residenziale salvo poi operare da remoto.

I profili social oggetto dell’incarico

Le pagine di riferimento saranno i profili Facebook, Instagram, YouTube e LinkedIn di Dolomeet e Facebook e Instagram di Primabici oltre al coinvolgimento nella redazione di contenuti per il blog aziendale.

Ai fini di ricevere precisi e convincenti strumenti di valutazione dei candidati è gradita la presentazione, in poche e schematiche idee riassunte in un Keynote o .ppt, di alcune azioni a breve e medio termine da intraprendere per il rilancio dei social oggetto dell’incarico.

Per meglio comprendere l’universo Dolomeet condividiamo una mappatura di recente realizzazione, può essere una buona base di partenza.

E’ gradita una breve valutazione di quanto da noi fatto fino ad ora.

Le modalità di colloquio

I colloqui si svolgeranno su più livelli:

  1. valutazione delle proposte pervenute con intervista ai candidati (fine settembre 2021);
  2. affido di un progetto test retribuito con valutazione dei risultati (ottobre 2021);
  3. finalizzazione del rapporto e conseguente assunzione con inquadramento iniziale di cui al CCNL commercio 4° livello oppure definizione di un contratto per titolari di partita IVA (novembre 2021).

Obbligatoria la disponibilità a saltuarie trasferte anche estere 🇪🇺.

Richiesta massima serietà, per informazioni dettagliate sul profilo aperto e sulle modalità di candidatura telefonare in orario di ufficio allo 0463.90.12.72.

Veicoli elettrici e normativa

Quando si parla di colonnine di ricarica per biciclette elettriche è importante, a monte, definire cos’è un veicolo elettrico e la normativa che lo classifica.

Che cos’è un veicolo elettrico?

Per veicolo elettrico si intende un mezzo di trasporto che utilizzi per il proprio funzionamento un sistema a propulsione elettrica normalmente alimentato da batterie ricaricabili. 

All’interno di questa macro categoria rientrano i classici  filobus, i treni e le sempre più diffuse auto, moto, autobus, biciclette, furgoncini etc.

Il legislatore si è occupato e si sta occupando di veicoli elettrici dei quali troviamo definizioni e direttive provenienti da più fonti:

In particolare il Decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257, che disciplina l’attuazione della direttiva 2014/94/UE all’Art. 2 comma b definisce “veicolo elettrico un veicolo a motore dotato di un gruppo propulsore contenente almeno una macchina elettrica non periferica come convertitore di energia con sistema di accumulo di energia ricaricabile, che può essere ricaricato esternamente;”

Veicoli elettrici e normativa: le biciclette elettriche o e-bike sono veicoli elettrici?

Si, abbiamo visto che lo sono ai sensi del Decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257 – Art. 2. 

Ai sensi del codice della strada è importante andare più nel dettaglio. 

Se da una parte non c’è alcun dubbio che la bicicletta sia un veicolo come specificato all’art. 46 del codice della strada stesso “[…] si intendono per veicoli tutte le macchine di qualsiasi specie, che circolano sulle strade guidate dall’uomo” e di conseguenza che la bicicletta elettrica sia un veicolo elettrico, il codice distingue le e-bike in due categorie:

  • bici a pedalata assistita;
  • bici a funzionamento autonomo.

Le bici a pedalata assistita sono dotate di un motore che entra in funzione solo quando si azionano i pedali, come dice il nome stesso per “dare assistenza” al ciclista, pertanto fanno parte della categoria dei velocipedi.

La bicicletta a pedalata assistita è quindi un veicolo elettrico alla cui azione propulsiva determinata dalla pedalata, viene aggiunta quella di un motore elettrico non periferico come convertitore di energia con sistema di accumulo di energia ricaricabile (batteria).

La Direttiva Europea 2002/24/CE, recepita in Italia con il decreto ministeriale del 31/01/2003, richiamata nel codice della strada all’art. 50 la definisce come una bicicletta munita di motore elettrico ausiliario con le seguenti caratteristiche:

  • potenza massima continua del motore elettrico 0,25 kw;
  • l’alimentazione del motore si riduce progressivamente per interrompersi definitivamente nel momento in cui viene raggiunta una velocità di 25 Km/h;
  • l’alimentazione del motore si interrompe prima di raggiungere i 25 Km/h se il ciclista smette di pedalare.

Ai veicoli conformi a tale direttiva, non viene richiesta nessuna omologazione e sono considerati come biciclette tradizionali, mentre i veicoli che non soddisfano tali caratteristiche, hanno l’obbligo di essere omologati e immatricolati.

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche Motori e-bike: classifica dei più utilizzati nel 2021

John Gill il Signore del Boulder

John Gill il Signore del Boulder è una breve lettura carica del carisma del personaggio narrato.

Nato nel 1937 John Gill è stato un innovatore, esploratore di difficoltà e silenzioso costruttore di un nuovo modo di concepire l’arrampicata. 

Scientifico e calcolatore nella preparazione atletica tanto quanto lo era nella professione, Gill ha raccolto la sfida impossibile di elevare gradi e difficoltà e di farlo abbinando alla forza ed alla resistenza muscolare grazia e poesia.

John Gill era molto più di un climber, è considerato il padre del moderno bouldering (il Signore del Boulder) ma anche la persona che portò il livello di arrampicata americano dal 5.9 (6a in scala Francese ndr) al 5.14 (8b/8b+), superando barriere al tempo inconcepibili.

Eccellente ed innovatore nello sport e nel lavoro.

Mentre elevava gli standard di difficoltà su roccia a mani nude dell’epoca, tra l’altro introducendo nel settore l’uso della magnesite al tempo appannaggio esclusivo dei ginnasti, John Gill era un brillante matematico e docente universitario presso la University of Southern Colorado. 

In questa doppia veste, che rende unico il suo profilo di sportivo, fu in prima linea nello studio di funzioni complesse e trasformazioni frazionarie lineari.

Di John Gill sportivo colpisce l’estetica e l’enfatizzazione della grazia del movimento rispetto alla semplice efficienza ma anche la durezza degli allenamenti e la ricerca di un parallelo costante tra ginnastica artistica ed arrampicata sportiva come a trasportare dalla prima alla seconda potenza e grazia allo stesso tempo. 

Una ricerca continua della perfezione che in qualche modo riprende ed applica il metodo adottato dal Gill matematico tra l’altro ben raccontata nel 4° episodio di Legacy Series, approfondimento video edito dal Club Alpino americano.

AmericanAlpineClub – Legacy Series, Episode 4: John Gill

Con questo libro, che ho letto nel 2003 e poi riletto a più riprese, Pat Ament ci racconta che “ciò che Gill ha insegnato al mondo dell’arrampicata è solamente parzialmente legato all’arrampicare… il risultato è un raro, brioso, stimolante seminario sulle capacità individuali, sull’eccellere, sulla passione e sulla pratica”. 

Da leggere assolutamente.

Ament Pat. John Jill. Il signore del Boulder. Edizioni versante SUD collana i rampicanti, 2002, 167 pag.

Ti è piaciuto questo articolo? leggi anche Siamo nati per muoverci