Il pensiero laterale: come produrre idee sempre nuove

23/04/2020
5 minuti di lettura

“Quando il normale procedimento verticale non riesce a trovare la soluzione di un certo problema, o quando serve un’idea nuova, allora si dovrebbe usare il procedimento laterale.”

In un’agenzia creativa che si rispetti non può mancare l’applicazione dei principi di De Bono.

Dal metodo dei 6 cappelli al pensiero laterale, nel tempo queste tecniche si sono fatte strada brillando per innovazione e solidità della proposta.

Il pensiero laterale, volume edito da BUR, è un classico che da anni si è intrufolato nelle dinamiche di agenzie di comunicazione, studi di creatività e design ma anche nelle stesse stanze dei bottoni dove manager alla ricerca di nuovi metodi di approccio ai problemi hanno progressivamente iniziato a far uso dei principi di De Bono.

Alcuni avvertimenti

Prima di leggere il libro permettetemi alcuni avvertimenti:

  • leggendo le recensioni degli utenti sui principali store on line troverete opinioni diametralmente opposte e discordanti. C’è chi ritiene questo libro tutta teoria e chi lo ritiene troppo basato su esempi e con poco filosofia;
  • non immaginatevi una lettura discorsiva, aspettatevi piuttosto un libro da leggere con calma ed al quale prestare la dovuta attenzione.

La mia personale opinione è che questo sia un libro da avere in libreria, ma pur rendendo il merito ai contenuti di indiscusso spessore ho apprezzato solo in parte la struttura.

Nonostante riporti molti esempi concreti l’autore non porta mai il lettore a seguire un metodo specifico, le classiche “10 regole” tipiche dei libri di management e che personalmente apprezzo. Diluisce invece i suoi principi lungo tutte le 150 pagine lasciando al lettore l’onere e l’onore della sintesi.

De Bono comunque enuncia le sue teorie con chiarezza e convinzione tanto che le stesse si fanno strada nella mente di chi legge analizzando molto bene pregi e difetti del pensiero logico.

Quest’ultimo è basato sul bisogno di essere conseguenti in ogni momento e ad ogni stadio, confrontandolo con il pensiero laterale il cui primo obiettivo è comunque quello di dimostrare che le idee dominanti possono essere più dannose che utili. 

Il metodo logico inoltre, ad ogni passo, deve fare scelte alternative rendendo peraltro prevedibile il corso dei pensieri di una persona che ragiona verticalmente, mentre il pensiero laterale non ha tale necessità.

Quali sono i principi operativi del pensiero laterale?

Considerando che molto spesso tutti gli elementi di base di una soluzione nuova sono già disponibili si tratta solo di comporli secondo una nuova formula. Lo schema di azione del pensiero laterale può essere articolato su quattro principi operativi:

  1. L’identificazione delle idee dominanti o polarizzanti;
  2. la ricerca di nuovi metodi di indagine della realtà;
  3. l’evasione dal rigido controllo esercitato dal pensiero verticale;
  4. l’utilizzazione dei dati e delle circostanze fortuite.

Il pensiero laterale è un metodo per certi versi parallelo ed indipendente rispetto all’analisi logica dei problemi ed agisce a monte del problema stesso.

Spesso il problema più difficile sta proprio nella formulazione dei problemi e nel saperli riconoscere.

Un esempio? Chi ha mai pensato di considerare il nome ovvero la denominazione di una cosa o di un’azione, come un problema?

Purtroppo la rigidità della denominazione è una barriera collegata alla rigidità delle classificazioni ed a sua volta la rigidità delle classificazioni conduce a un’impostazione obbligata del problema.

Ne è un’esempio l’invenzione della freccia (intesa come segnale luminoso integrato nei fari di un autoveicolo) che prima di tale applicazione era di tutto men che associata ad un segnale luminoso.

La parola FRECCIA è stata infatti il primo limite nel risolvere il problema.

Uno degli accorgimenti per evitare l’effetto coartante delle denominazioni è quindi quello di “pensare per immagini visive, senza usare per nulla i vocaboli.”

Il valore di un’intuizione

Un altro concetto molto importante è il valore di un’intuizione e l’importanza di lascarla sedimentare.

“lanciarsi su un’idea appena si presenta equivale ad ucciderla, isolarla nel suo humus e arrestarne la crescita”

È importante infatti approcciare con lucidità e distacco anche e soprattutto alle intuizioni apparentemente più geniali così come è importante “non disfarsi in fretta di un’idea che appare logicamente assurda”.

Entrambe entreranno a far parte dei dati contribuendo ad aumentare le probabilità di risolvere le incognite.

L’incidenza del caso

L’ultimo aspetto che ritengo importante è l’incidenza del caso il quale è in grado di offrire occasioni di cui diversamente non si sarebbe mai pensato di servirsi ed esiste un modo per favorire l’intervento del caso: il gioco.

Con la stessa importanza interviene l’umorismo, condizione in cui la mente

“passa liberamente dalla considerazione del significato ovvio a quella del significato inaspettato ma plausibile e viceversa”.

De Bono fa un’analisi molto completa di quella che è la sua teoria e lo fa chiarendo concetti apparentemente banali e sfatando miti. Mi viene in mente l’esempio dell’insegnamento che non è necessariamente legato al progresso: suo scopo è di diffondere nozioni ritenute utili ovvero informare, non creare. 

Miti e condizionamenti che generano rigidità mentre a un manager, un creativo o un designer è richiesto di essere fluido per adattarsi ai cambiamenti e produrre idee sempre nuove ed il pensiero laterale è sicuramente il metodo oltre che lo strumento giusto.

De Bono E. Il pensiero laterale. Come produrre idee sempre nuove. BUR, 1967-2018, 145 pag.

Il pensiero laterale di De Bono: come produrre idee sempre nuove
Il pensiero laterale: come produrre idee sempre nuove © Alessio Migazzi – Dolomeet SrL

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L'AUTORE
Alessio Migazzi
CEO | BoD
Alessio Migazzi è tra i fondatori di Dolomeet SrL di cui è CEO dal 2016. Appassionato di management e strategia d’impresa, ha lavorato prevalentemente nel campo della comunicazione come project & marketing manager.