La pendenza media ideale per i percorsi bike

Quest’autunno, ancora una volta, durante uno dei miei sopralluoghi, mi sono reso conto che dal passato abbiamo sempre tanto da imparare: oggi vi voglio parlare della pendenza ideale che i percorsi bike dovrebbero avere e perchè.

La storia insegna

Era un pomeriggio fantastico, sole, cielo azzurro e stavo effettuando un sopralluogo in alta montagna in una zona teatro di scontri e attività militari durante la Guerra Mondiale. La mia prima sosta durante la salita è stata per ammirare e fotografare un muro a secco di sostegno del sentiero costruito oltre 100 anni fa e ancora in fantastica forma. Di queste opere d’arte se ne possono trovare molte lungo tutto l’arco alpino.

Il mio viaggio continua verso l’alto in mezzo ai camosci e al silenzio fino a quando mi si presenta davanti questo spettacolo.

Ed è proprio qui che mi metto a riflettere di quante cose abbiamo da imparare dal passato, un sentiero realizzato oltre 100 anni fa con una pendenza media del 10% in perfetto stato dopo tutto questo tempo. E di fronte a queste testimonianze ci rendiamo conto di quanto sia importante la pendenza per fare in modo che un sentiero si mantenga nel tempo. Non vi sembra una di quelle foto che si vedono dei bike park in giro per il mondo?

La pendenza media ideale per una facile manutenzione dei percorsi bike

Torniamo a noi! Da quest’esperienza posso affermare che quando si realizzano nuovi trail è meglio evitare di andare oltre l’11% di pendenza media, si possono realizzare percorsi medi o difficili anche con questa pendenza. Ovviamente se ci troviamo nel caso in cui il sentiero è già esistente non è facile rispettare questa media, ma si possono valutare delle varianti e/o aggiungere delle curve nei punti più ripidi.

Per sintetizzare di seguito una tabella riepilogativa:

SENTIERO FACILESENTIERO INTERMEDIOSENTIERO AVANZATOSENTIERO ESPERTISENTIERO ESTREMO
COLOREVerdeBluRossoNeroArancio
PENDENZA MEDIA4-5%6-8%9-11%12-25%oltre 25%

Voglia di Pump Track: il 2023 di Dolomeet

Il 2023 di Dolomeet si conta in Pump Track? Si, e c’è un motivo. L’anno 2023 è stato un anno veramente impegnativo per lo staff Dolomeet, per i nostri collaboratori e per le ditte che lavorano con noi.

Per la prima volta dal 2016, ovvero da quando Dolomeet ha iniziato a sviluppare e produrre Pump Track in Italia, abbiamo percepito una vera e propria voglia di Pump Track.

Non saremo ai livelli della Francia, dove se ne inaugura una all’anno, ma anche da noi comincia ad essere sentita la necessità di dotare i parchi pubblici di infrastrutture da dedicare alla bike.

Nel 2023 abbiamo realizzato ben 7 nuove Pump Track in asfalto ed installato 11 Pump Track modulari: andiamo a scoprirle!

Il 2023 di Dolomeet: le Pump Track Fisse

Come dicevamo nel 2023 Dolomeet ha realizzato 7 Pump Track in asfalto, volete sapere dove trovarle? Si trovano a Borgo Ticino, Aprica, Lurate Caccivio, Barzio, Borgomanero, Pisogne e Castelnuovo del Friuli.

La Pump Track di Borgo Ticino

Un circuito by Dolomeet vede la luce in provincia di Novara: inaugurata la pump track di Borgo Ticino.

La struttura, inaugurata domenica 14 maggio, si trova presso l’area sportivo ricreativa “Parco del Volontariato” in Via Papa Giovanni XXIII e punta a completare l’offerta sportiva dedicata alle famiglie ed ai più giovani.

La Pump Track di Barzio

A Barzio abbiamo realizzato invece una pista di Pump Track corredata di Skill Park, un investimento di 135.000 euro sostenuto da Comune e BIM e realizzata da Dolomeet.

Questa struttura offre due percorsi distinti: uno pavimentato in asfalto e l’altro tracciato su terreno battuto e costituito da strutture in legno e metallo di tipo Skill Park.

La Pump Track di Lurate Caccivio

Nata su impulso della locale associazione di biker e sottoposta al voto della cittadinanza, l’iniziativa ha riscosso ben 327 voti ed è quindi entrata a tutti gli effetti nel bilancio partecipativo.

Dopo una progettazione interna a cura degli uffici comunali coordinati dall’arch. Ferrario e l’approvazione del progetto da parte della Giunta, il Comune si è affidato a Dolomeet ed ai suoi tecnici per la realizzazione della struttura.

Il cantiere, attivo tra la metà di agosto e la metà di settembre, ha letteralmente messo alla prova l’efficienza di Dolomeet in quanto era necessario chiudere i lavori prima dell’inizio delle attività scolastiche.

Ne è nata una pista di quasi 100 metri lineari che oggi abbellisce l’ampio giardino che circonda l’edificio scolastico di Lurate Caccivio.

La Pump Track di Aprica

Realizzata ad Aprica in poco più di un mese a cavallo tra agosto e settembre ed inaugurata sabato 28 ottobre, il nuovo impianto ha uno sviluppo superiore ai 130 metri e si colloca tra le piste più grandi e complete in Italia.

Il progetto, realizzato dal geom. Alberto Dalla Torre con il supporto di Dolomeet e del geom. Luciano Panatti, è finanziato da Regione Lombardia ed ha uno sviluppo di circa 135m, con una carreggiata di 200cm, curve paraboliche con raggio di curvatura (esterno) di ca. 400cm e dossi con dislivello tra 30-45cm

La Pump Track di Pisogne donata da Forge Monchieri

Un’idea nata dal Cav. Gianfranco Monchieri che, recentemente trasferitosi a Pisogne, ha voluto fare un dono alla Comunità.

Posizionata nel Quartiere Bettoni, la Pista andrà ad arricchire il rinnovato giardino, che sarà gestito e manutenuto da Forge Monchieri.

L’efficacia dell’idea si è manifestata nel pomeriggio dell’inaugurazione, quando centinaia di giovani (e non solo) hanno manifestato immediatamente il loro interesse per la nuova pista realizzata a Pisogne.

Accanto alla Pump Track in asfalto Monchieri ha donato anche una seconda pista con l’obiettivo di realizzare un unicum nella zona ed intercettare tutte le fasce di età giovanile, dai più piccoli fino ai ragazzi.

Le pump Track di Borgomanero e Castelnovo del Friuli

Per concludere la stagione abbiamo due nuove Pump Track, entrambe finalizzate nel corso del mese di novembre e non ancora inaugurate.

Aggiorneremo l’articolo a breve con le foto delle due realizzazioni che oggi non riportiamo per mantenere l’effetto sorpresa…

Il 2023 di Dolomeet: le Pump Track modulari

Le nuove Pump track modulari by Dolomeet le potrete trovare nelle versioni:

  • Evolve a Pisogne, Spoleto ed al BRN Village;
  • Essential a Chiuro, Sanzeno, Folgaria e Corteno Golgi;
  • Enigma a Cusino ed al Camping Isamar di Chioggia;
  • Emirates ad Ayas ed a Conselice.

Il 2023 di Dolomeet: due nuovi Skill Park

Nel 2023 abbiamo installato anche due nuovi Skill Park: uno a Chiuro ed uno presso i Parchi Val di Cornia.

Se vuoi sapere dove si trovano tutte le Pump Track realizzate da Dolomeet negli anni consulta la nostra mappa interattiva.

A tutti i nostri dipendenti, collaboratori, amici e followers rivolgiamo un grande grazie per averci accompagnati in questo intenso 2023 ed a tutti Voi lettori auguriamo un buon 2024!!

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Il Mobility Manager: chi è e cosa fa

Il Mobility Manager è un professionista dedicato alla gestione e all’ottimizzazione dei sistemi di mobilità all’interno di contesti specifici, come città, aziende o organizzazioni. La sua responsabilità principale è sviluppare e attuare strategie mirate a migliorare la mobilità, minimizzare l’impatto ambientale e favorire l’adozione di soluzioni sostenibili.

Le responsabilità di un mobility manager possono includere:

  1. Pianificazione della Mobilità: Sviluppare piani e strategie per migliorare la mobilità all’interno di una determinata area. Questo può coinvolgere la progettazione di reti di trasporto pubblico, la creazione di piste ciclabili, e la gestione del traffico.
  2. Sostenibilità: Promuovere soluzioni di mobilità sostenibili, come il trasporto pubblico, le biciclette, i veicoli elettrici e altre alternative a basse emissioni.
  3. Gestione del Traffico: Ottimizzare la gestione del traffico per ridurre congestioni e migliorare la fluidità del transito.
  4. Integrazione dei Servizi: Coordinare e integrare diversi servizi di trasporto, come il trasporto pubblico, le biciclette condivise, i servizi di ridesharing, per fornire opzioni di mobilità più complete e convenienti.
  5. Coinvolgimento della Comunità: Coinvolgere la comunità locale nella pianificazione e nell’implementazione di soluzioni di mobilità. Questo può includere la raccolta di feedback, la partecipazione a riunioni pubbliche e la creazione di programmi educativi.
  6. Tecnologie Smart Mobility: Utilizzare tecnologie innovative, come app per il trasporto pubblico, sistemi di pagamento elettronico e sensori per monitorare e migliorare la mobilità.

In sintesi, il Mobility Manager svolge un ruolo chiave nella creazione di sistemi di mobilità più efficienti, sostenibili e orientati alle esigenze della comunità.

Il Mobility manager: la normativa di riferimento

Con il Decreto-Legge 19 maggio 2020 n. 34 (Decreto Rilancio) convertito in Legge 17 luglio 2020 n. 77, si è voluto favorire il decongestionamento del traffico nelle aree urbane attraverso la riduzione dell’uso del mezzo di trasporto privato individuale.

In seguito a questa normativa, le imprese e le Pubbliche Amministrazioni con singole unità locali che superano i 100 dipendenti, situate in capoluoghi di Regione, Città metropolitana, capoluoghi di Provincia o comuni con più di 50.000 abitanti, sono tenute ad adottare, entro il 31 dicembre di ogni anno, un Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro (PSCL) per il proprio personale dipendente.

L’obiettivo principale di questo piano è la riduzione dell’uso del mezzo di trasporto privato individuale nell’ambito degli spostamenti casa-lavoro.

Per attuare il PSCL, le aziende devono nominare un Mobility Manager, responsabile di coordinare e implementare le misure volte a favorire una mobilità più sostenibile tra i dipendenti.

Che cos’è il Piano degli spostamenti casa-lavoro

Il PSCL è un documento che mira a ridurre il traffico veicolare privato, identificando misure per orientare gli spostamenti casa-lavoro del personale dipendente verso forme di mobilità sostenibile, alternative all’utilizzo individuale di veicoli privati a motore.

Queste misure sono delineate in base all’analisi degli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti, delle loro esigenze di mobilità e della disponibilità di trasporti nel territorio di riferimento.

Il PSCL delinea i benefici derivanti dall’implementazione delle misure previste, valutando i vantaggi per i dipendenti in termini di tempi di spostamento, costi di trasporto e comfort, nonché i benefici per l’impresa o la pubblica amministrazione in termini economici e di produttività. Vengono inoltre considerati gli impatti a livello ambientale, sociale ed economico sulla collettività.

Prima di redigere il PSCL, l’azienda deve comunicare al proprio mobility manager le risorse aziendali disponibili per lo sviluppo delle iniziative al fine di rendere efficace il piano.

Il PSCL si compone in generale di una sezione informativa e analitica sugli spostamenti casa-lavoro e di una sezione progettuale che propone le misure da adottare e i benefici attesi. Gli elementi minimi del PSCL sono dettagliati nell’Allegato 1 del Decreto Dirigenziale Numero 209 del 4 agosto 2021.

Il PSCL è veramente uno strumento efficace?

L’efficacia di un PSCL dipende in modo cruciale dall’interazione e dal coordinamento di tutti gli attori coinvolti nelle fasi di sviluppo e attuazione: il mobility manager aziendale, il direttivo aziendale e i dipendenti. Un costante coordinamento tra il mobility manager e le strutture interne responsabili delle risorse finanziarie e strumentali è essenziale per garantire l’effettiva implementazione delle misure previste nel piano.

In conclusione, le azioni promosse dai Manager della Mobilità offrono vantaggi significativi in termini di ottimizzazione dei costi sia per le imprese che per la collettività. L’impatto positivo si estende oltre l’ambito economico, influenzando favorevolmente l’ambiente e la salute dei cittadini. Attraverso la riduzione dell’inquinamento atmosferico, del consumo di energia e delle emissioni di gas serra, tali interventi contribuiscono in modo sostanziale a un approccio più sostenibile e salutare alla mobilità urbana.

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Forge Monchieri ha donato una Pump Track (anzi due) al Comune di Pisogne

Grande festa a Pisogne: Forge Monchieri ha donato una Pump Track alla Comunità per la rinascita in chiave sportiva del parco nel quartiere Bettoni.

Un’idea nata dal Cav. Gianfranco Monchieri che, recentemente trasferitosi a Pisogne, ha voluto fare un dono alla Comunità.

L’efficacia dell’idea si è manifestata nel pomeriggio dell’inaugurazione, quando centinaia di giovani (e non solo) hanno manifestato immediatamente il loro interesse per la nuova pista realizzata a Pisogne.

L’entusiasmo per questo regalo è stato evidente fin dal primo momento, così come è stata accolta con grande soddisfazione la partecipazione di Torquato Testa, atleta professionista di freeride e dirt jump, diventato un vero idolo per i più giovani.

Posizionata nel Quartiere Bettoni, la Pista andrà ad arricchire il rinnovato giardino, che sarà gestito e manutenuto da Forge Monchieri.

Le Pump Track donate da Forge Monchieri

La nuova pump track di Pisogne è una pista ciclabile modellata in modo specifico per essere percorsa con biciclette, skateboard, pattini a rotelle o altri mezzi di trasporto leggeri.

Ciò che la rende unica è la presenza di sezioni ondulate e curve, progettate per sfruttare il movimento del corpo del ciclista o dello skater per generare slancio senza la necessità di pedalare o spingere manualmente.

Il termine “pump” deriva dall’azione di pompare o spingere il corpo su e giù e da un lato all’altro della pista per mantenere la velocità. Le pump track sono progettate per favorire il flusso continuo, consentendo ai rider di mantenere la velocità attraverso una combinazione di movimenti del corpo e delle ruote.

Queste piste sono molto popolari tra gli appassionati di sport su ruote, offrendo un modo divertente e stimolante per migliorare le abilità di guida, la coordinazione e la resistenza. Sono spesso utilizzate sia per scopi ricreativi che per competizioni, contribuendo a promuovere uno stile di vita attivo e la comunità degli sport su ruote.

Accanto alla Pump Track in asfalto Monchieri ha donato anche una seconda pista con l’obiettivo di realizzare un unicum nella zona ed intercettare tutte le fasce di età giovanile, dai più piccoli fino ai ragazzi.

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Vuoi conoscere dove sono le nostre pump track? Qui le trovi tutte

Programmazione turistica e cambiamento climatico | Il caso studio di Corno alle Scale

Corno alle Scale, destinazione turistica in Emilia Romagna, è diventato un caso di studio nella tesi di laurea di Gaia Mambrini e Gloria Parisi che propongono una strategia di adattamento della programmazione turistica al cambiamento climatico.

Un progetto di sviluppo turistico bike-friendly realizzato all’interno del laboratorio di progettazione del paesaggio condotto dalle laureande dell’università di Ferrara presso il Dipartimento di Architettura con la supervisione dei relatori Prof. Arch. Luca Emanueli e Prof. Arch. Gianni Lobosco e correlatore Sergio Battistini.

Sfoglia l’intero elaborato oppure leggi qui sotto i punti salienti.

Obiettivi dello studio

Lo studio intende riqualificare il comprensorio sciistico del Corno alle Scale dandogli una spinta verso un turismo più costante, donando all’area maggiore attrattività e fruibilità.

Lo scopo del progetto dell’area CS 365 è infatti quello di creare più opportunità di frequentazione nell’attesa dell’abbandono forzato delle piste da sci a causa dell’innalzamento delle LAN aumentando così le presenze turistiche provando a renderle costanti durante tutto l’anno

Il progetto

Come nasce

L’esigenza di differenziare l’offerta turistica locale nasce dalla criticità intrinseca dell’area oggetto di studio e cioè dal peggioramento climatico globale che provoca innalzamenti delle temperature. ln tal caso il problema più invasivo consiste nell’innalzamento della Linea di Affidabilità della Neve (LAN) cioè l’altitudine che garantisce spessore e durata sufficienti dell’innevamento stagionale.

Le principali problematiche riscontrabili dal punto di vista turistico sono riconducibili principalmente alla riduzione delle presenze nella stagione invernale a causa delle sempre più limitate precipitazioni di neve, che causano un aumento dei costi di messa in esercizio e manutenzione degli impianti che comportano minori entrate, conseguentemente, costi maggiori per chi pratica sport invernali e conseguente minore attrattività dell’area in generale.

L’idea progettuale

Considerate ed esaminate tutte le caratteristiche dell’area, le laureande propongono una visione futuristica di programmazione turistica territoriale in cui la praticabilità degli sport invernali nel Comprensorio risulta compromessa – rimarrebbero infatti praticabili tramite l’innevamento naturale solamente 600 metri di piste da sci, in quanto localizzati al di sopra della LAN dei 1.800 metri.

Da qui scaturisce l’idea di provare a mantenere il turismo nell’area di studio inserendo uno sport alternativo, la mountain-bike, praticabile 365 giorni l’anno e che consenta la riqualificazione e il riutilizzo delle infrastrutture e dei servizi già presenti in loco contrastandone l’abbandono turistico al quale è proiettato, da qui l’idea di nominare tale strategia CS 365.

Gli interventi che vengono proposti in CS 365, sono in funzione del trascorrere del tempo, non sono interventi ad effetto immediato e, di conseguenza, non sono impattanti sul territorio.

La strategia di progetto propone la realizzazione di piste da MTB in trail e skill park per i più piccoli, che daranno l’opportunità al comprensorio di avere attività turistica durante tutto l’anno: riqualificando i servizi e l’attrezzatura che attualmente sono già in uso e integrandoli con quanto necessario per migliorare la qualità turistica.

Gli impianti di risalita, già attualmente funzionanti, possono essere facilmente adattati all’utilizzo con la mountain-bike tramite l’installazione di un apposito gancio che permette il facile trasporto dell’attrezzatura fino in vetta.

Per poter completare e rendere compiuta la riqualificazione dell’area di progetto si è deciso di intervenire sui due rifugi abbandonati, rendendoli nuovamente fruibili al pubblico e dando così modo di integrare i servizi già esistenti.

Il ruolo di Sergio Battistini

Grazie a Sergio Battistini, Project Manager & Bike Specialist dell’azienda DOLOMEET, che con grandissimo entusiasmo e non poca pazienza ci ha fatto conoscere l’immenso mondo della Bike e ci ha trasmesso tutta la passione per lo sport della MTB e la cura per il territorio che tutto il suo staff ha adottato come filosofia aziendale.

Gaia e Gloria

Verso un miglioramento continuo: l’impegno per gli Obiettivi Agenda 2023

Nell’ambito del nostro percorso verso la sostenibilità d’impresa, abbiamo ragionato assieme ai nostri stakeholder su quali siano i temi prioritari su cui lavorare per perseguire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile di Agenda 2030 e in che termini possiamo incidere con le nostre azioni. In questo articolo troverete i risultati di questo dialogo.

Il fine ultimo di tali processi è sicuramente quello di diventare un esempio virtuoso nel settore e un partner ricettivo e attento nei confronti degli impatti economici, sociali ed ambientali generabili attraverso le nostre attività.

Cos’è Agenda 2030

Sottoscritta il 25 settembre del 2015 da 193 Paesi membri delle Nazioni Unite, l’Agenda 2030 è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità. Essa definisce un programma d’azione articolato in 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Global Development Goals). Si tratta di goal di portata globale che, in quanto tali, richiedono un contributo da parte di tutti i settori economici al fine di mettere in campo processi di cambiamento verso modelli di business più responsabili per un futuro più equo e sostenibile.

L’avvio ufficiale degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile ha coinciso con l’inizio del 2016, guidando il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei prossimi 15 anni: i Paesi, infatti, si sono impegnati a raggiungerli entro il 2030.

I 5 Obiettivi di Sviluppo sostenibile e il nostro impegno per il futuro

GOAL 8 LAVORO DIGNITOSO E CRESCITA ECONOMICA —> Creazione di valore e trasparenza

a) Creazione di valore economico finanziario.

Impegno per il futuro: Portare Dolomeet ad un valore economico diretto generato che superi I 2 milioni consolidando i settori della costruzione Pump Track in asfalto e Trail Building.

b) Qualità e sicurezza dei prodotti e servizi offerti.

Impegno per il futuro: Acquisire le principali certificazioni SOA dei settori di riferimento OS24 e OG3 e piena attuazione del Modello 231.

c) Coinvolgimento degli stakeholders nelle performance aziendali.

Impegno per il futuro: Dare piena attuazione al coinvolgimento degli stakeholders nella crescita aziendale e nello sviluppo di nuovi prodotti. Predisporre un piano di crescita sostenibile e di trasparenza di bilanci e performance aziendali pubblicando annualmente il report di sostenibilità.

GOAL 4 ISTRUZIONE E QUALITÀ —> Responsabilità sociale

Formazione dei collaboratori, dialogo e benessere aziendale.

Impegno per il futuro: Proseguire con l’impegno nella formazione dello staff e proporre un programma di workshop verticali bike dedicati al settore diventando stakeholder di riferimento anche per la formazione di nuovi addetti. Coinvolgere lo staff nella governance aziendale attraverso strumenti di codecisione sui temi chiave legati alla strategia di crescita.

GOAL 7 ENERGIA PULITA E ACCESSIBILE —> Climate action

Efficienza energetica e produzione da energie rinnovabili.

Impegno per il futuro: Incrementare le politiche di sostenibilità già attivate ed introdurre nuovi mezzi elettrici nel parco macchine aziendale.

GOAL 12 CONSUMO E PRODUZIONE RESPONSABILI e GOAL 13 LOTTA CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO—> Attenzione alla performance ambientali

Innovazione sostenibile di prodotto e servizio.

Impegno per il futuro: Creare una filiera sostenibile nel riciclo delle Pump Track modulari a fine vita coinvolgendo la filiera della glebanite.


Sfoglia l’intero report di sostenibilità elaborato con la consulenza di Linfa Consulting.

Ad Aprica una nuova Pump Track by Dolomeet

Ad Aprica inaugurata sabato 28 ottobre una nuova Pump Track in asfalto by Dolomeet.

Realizzata in poco più di un mese a cavallo tra agosto e settembre il nuovo impianto ha uno sviluppo superiore ai 130 metri e si colloca tra le piste più grandi e complete in Italia.

Grande soddisfazione espressa dal Sindaco Dario Corvi che, a nome di tutta l’amministrazione ha salutato i numerosi presenti e inaugurato ufficialmente un impianto che “fa parte di un progetto più ampio di sviluppo Bike ad Aprica che vedrà realizzare il nuovo Bike Park servito dall’impianto Magnolta e più in generale uno sviluppo della vocazione bike della destinazione turistica”.

Pump Track Aprica: i dati tecnici

Il progetto, realizzato dal geom. Alberto Dalla Torre con il supporto di Dolomeet e del geom. Luciano Panatti, è finanziato da Regione Lombardia.

L’opera è concepita seguendo i canoni attuali di realizzazione di Pumptrack, ovvero realizzazioni con strato finale in conglomerato bituminoso, volto a garantire durata nel tempo, scorrevolezza ed ampie possibilità di layout, in modo da soddisfare ogni tipo di utente, allargando la possibilità d’uso, non solo alla bicicletta, ma anche a Rollerblade, Skatebord, Monopattini etc.

Il percorso ha uno sviluppo di circa 135m, con una carreggiata di 200cm, curve paraboliche con raggio di curvatura (esterno) di ca. 400cm e dossi con dislivello tra 30-45cm

Un centinaio e oltre i bambini e ragazzi presenti, oltre ai componenti degli Sci Club e Bike locali quali Mtb Aprica, Ski Project, Sporting Club e Full Mountain anche famiglie accorse da Val Camonica e Valtellina.

Le evoluzioni di Torquato Testa hanno infine completato l’esperienza e galvanizzato i giovani presenti all’inaugurazione.

Torquato Testa, 29 anni, è un atleta di mountainbike professionista di Monza. Gareggia nel campionato del mondo di freeride (Fmb world tour) nella categoria slopestylee gestisce un bikepark a Monza.

La Pump Track, realizzata da Dolomeet SrL con la collaborazione di Trail Zone, sarà aperta e disponibile per residenti e turisti ad ingresso libero.

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Analisi LCA | Evolve pump track

Il Life Cycle Assessment (LCA) è una metodologia che valuta l’impronta ambientale di un prodotto o di un servizio lungo il suo intero ciclo di vita. Dolomeet nel 2023 ha avviato un processo d’analisi LCA delle pump track modulari in materiale composito. In particolare, è stata oggetto di studio il prodotto EVOLVE® realizzata per Dolomeet da Marchi S.r.l., azienda specializzata nella lavorazione industriale della vetroresina dal 1980. Si tratta di una pump track a moduli in materiale di derivazione nautica che si presenta leggera, duratura e altamente resistente.

Analisi dell’impronta ambientale del prodotto

Lo studio, elaborato in conformità agli standard ISO 14040-14044 e alle Regole di Categoria di Prodotto (PCR), ha lo scopo di implementare un sistema riconosciuto a livello internazionale per la misurazione dell’impatto ambientale dei modelli pump track EVOLVE®.
Sottoposto a validazione di parte terza attraverso un processo di critical review, volto a verificare la coerenza dei metodi utilizzati per l’elaborazione dello studio con le norme di riferimento, ha consentito all’azienda di avere gli elementi necessari per l’elaborazione di una strategia interna volta al miglioramento continuo delle performance ambientali dei suoi prodotti.
L’analisi LCA effettuata si è configurata di tipo from cradle to gate, dalla culla al cancello: dalla fase di estrazione delle materie prime fino all’uscita dallo stabilimento di produzione ed installazione dal cliente, considerando anche le forniture europee ed extra-europee.

Le fasi del processo di misurazione possono essere così sintetizzate:

  1. identificazione del processo produttivo della pump track modulare, dei materiali e dell’energia;
  2. definizione del perimetro di analisi e dell’unità funzionale di misura;
  1. redazione dell’inventario dei materiali (Life Cycle Inventory);
  2. raccolta ed elaborazione dei dati
    inerenti alle fasi di estrazione e approvvigionamento delle materie prime, al loro trasporto al sito di produzione e, infine, alle attività di produzione dei moduli della pump track;
  3. redazione del report tecnico e validazione di parte terza.

Le categorie e sottocategorie d’impatto considerate sono le seguenti:

  1. acidificazione potenziale;
  2. potenziale sul cambiamento climatico;
  3. potenziale impoverimento delle risorse energetiche;
  4. eutrofizzazione;
  5. potenziale impoverimento delle risorse materiali;
  6. potenziale impoverimento dello strato di ozono;
  7. formazione di ossidanti fotochimici;
  8. consumo idrico e potenziale deprivazione dell’utente.

Risultati ottenuti

Considerando i diversi modelli di pump track EVOLVE®, a seconda del volume presentano:

  • emissioni di CO2 da 4.461 kg ai 17.514 kg;
  • utilizzo di energia da fonti fossili da 74.840 MJ a 293.824 MJ;
  • consumo idrico da 2.120 m3 per il modello base a 8.324 m3 per il modello più complesso.

I risultati dell’impronta ambientale dei modelli pump track sono stati rapportati allo sviluppo lineare e al peso del prodotto, creando per l’indicatore cambiamento climatico un fattore di caratterizzazione in base al metro lineare di pump track ed in base al kg di pump track.

Questo calcolo ha permesso di rappresentare l’efficienza del design dei modelli progettati dall’azienda, che vede in testa per maggior efficienza i tracciati Exagon, Elegance, Essential, Emirates ed Extasy.
In generale, è emerso come ai modelli più complessi, caratterizzati da maggior lunghezza e numero di curve, sia correlato un minor impatto ambientale rapportato allo sviluppo lineare.

KG di CO2 equivalenti per ogni modello di Pump Track


Lo studio è stato effettuato in occasione del percorso di Dolomeet verso la sostenibilità d’impresa condotto da Linfa Consulting.

Perchè Evolve pump track è più duratura rispetto alle altre pump modulari

Nell’ambito del percorso di sostenibilità intrapreso di recente da Dolomeet, è stata analizzata anche la durabilità dei suoi prodotti ed in particolare delle Evolve Pump track. Dall’analisi è emerso come effettivamente le pump track marchiate EVOLVE®, costituite da un composito di lana di vetro e resina di poliestere abbiano una durata maggiore rispetto alle altre due comuni tipologie di pumptrack modulari (costruite in cemento o legno).

Il metodo

L’analisi si è sviluppata partendo da un confronto delle proprietà meccaniche dei materiali passando poi a quelle fisiche, valutandone le performance secondo:

  • il modulo di Young, che misura l’elasticità del materiale;
  • la tensione di snervamento, che indica il livello di deformazione del materiale;
  • il carico di rottura;
  • la resistenza alla frattura.

I risultati

Dall’analisi emerge come i materiali utilizzati per la produzione della pump track EVOLVE®, in quanto rigidi, siano più plastici che elastici: ciò comporta l’irreversibilità di eventuali deformazioni.

Tuttavia, una struttura rigida e stabile che contrasti le forze applicate è caratteristica che si rende necessaria, in quanto consente all’utilizzatore di avere una maggior sensibilità di guida e di raggiungere la velocità necessaria.

Proprietà meccaniche

In particolare sono state osservate le proprietà che riflettono la robustezza dei materiali presi in considerazione: composito e legno sono materiali con buone performance relativamente a snervamento, capacità di carico e tenacità. Nello specifico il composito presenta un’elevata capacità di assorbire le forze applicate: caratteristiche che supporta le scelte attuate nella selezione dei materiali utilizzati per EVOLVE®, che si presenta quindi come un prodotto leggero ma molto resistente, in grado di assorbire e distribuire il peso in movimento applicato in maniera particolarmente efficiente.

Confronto delle proprietà meccaniche dei materiali comunemente utilizzati per le pump track

Proprietà fisiche

Per quanto riguarda invece la resistenza all’usura, è stata valutata la resistenza del prodotto ad azioni meccaniche che possono asportare materiale dalla superficie durante l’utilizzo, causando ad esempio abrasioni e scalfitture. Su una scala da 1 a 10 i materiali considerati risultano avere una resistenza media all’usura dove cemento e composito hanno performance migliori rispetto al legno.
La resistenza agli elementi invece, tiene conto dell’esposizione dei materiali a raggi UV, acqua salata, acqua dolce e della loro infiammabilità. Sotto questi aspetti il legno è ancora il materiale meno indicato, mentre le prestazioni del cemento sono ottime rispetto agli aspetti ambientali considerati. Il composito è secondo al cemento di poco, solo per la sua infiammabilità lievemente maggiore.
Nel complesso, le caratteristiche meccaniche del composito lo rendono il materiale da privilegiare in termini di durata e resistenza per la realizzazione delle pump track modulari .

Confronto delle proprietà fisiche dei materiali comunemente utilizzati per le pump track

Il nostro percorso verso la sostenibilità d’impresa

Di recente Dolomeet ha avviato, attraverso il supporto di un’azienda di consulenza, un percorso verso la sostenibilità d’impresa. Un iter composto da: analisi delle tematiche aziendali ricoperte dal framework ESG e analisi della performance ambientale del prodotto Evolve Pump Track.

Entrambe le indagini sono state condotte con l’assistenza tecnico-metodologica di Linfa Consulting, società di consulenza che elabora e realizza percorsi di sviluppo sostenibile per imprese, enti locali ed organizzazioni di diversa natura con sede in Trentino.

Dello studio di ciclo di vita LCA, una valutazione che viene verificata e convalidata da un organismo indipendente che garantisce la credibilità e veridicità delle informazioni condotta sulla pump track modulare, ve ne parleremo in un secondo momento. Ora vogliamo concentrarci sul percorso di analisi di sostenibilità aziendale finalizzato all’elaborazione di una strategia per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenza 2030.

Il percorso

La consulenza si è concretizzata in un attività di analisi e misurazione degli indicatori aziendali di sostenibilità di Dolomeet al fine di far emergere punti di forza, di debolezza, opportunità e minacce per l’azienda. Un’attività propedeutica all’elaborazione di una strategia ed un piano di miglioramento per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e una crescita durevole per sé e gli stakeholder.

L’attività si è svolta tenendo in considerazione sia il contesto in cui opera Dolomeet, sia il contesto internazionale di riferimento per la sostenibilità in ambito d’impresa. Le principali fasi di lavoro sono state le seguenti:

  • Analisi, stakeholder engagement, piano di sostenibilità secondo i fattori ESG.
  • Analisi LCA “culla-cancello”
  • Coaching sulla comunicazione e sensibilizzazione degli stakeholder

Il perimetro di rendicontazione si riferisce alle attività svolte presso la sede di Malè (TN) nel periodo intercorso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2022.

Attività svolte

Guardando in particolare alla prima fase di lavoro riguardante la redazione di un piano di sostenibilità secondo i fattori ESG, sono stati approfonditi i temi esposti nella UNI/PdR 134:2022, ovvero Rating di sostenibilità per imprese di minori dimensioni, portando a termine le seguenti attività:

  • Gap Analysis, secondo le linee guida GRI (Global Reporting Initiative);
  • Analisi della documentazione aziendale utile a comprendere l’attività aziendale ed il contesto di riferimento;
  • Selezione e misurazione di alcuni indicatori e KPI chiave;
  • Stakeholder engagement attraverso la somministrazione di questionari e/o interviste di profondità rivolte ad un numero selezionato di stakeholder individuati tra i fornitori, clienti e partner.

I risultati

In seguito alle analisi sopra citate è stata definita una strategia di sostenibilità ed un piano per il miglioramento continuo, correlati con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. In particolare è stata rielaborata la vision aziendale in linea con il percorso di sostenibilità d’impresa ed è stato redatto un piano basato sui temi rilevanti che mette in luce le attività svolte da Dolomeet s.r.l. e gli impegni per il futuro per il perseguimento degli obiettivi dell’Agenda 2030.

La sostenibilità di Dolomeet in numeri (2022)

  • oltre 1 MILIONE, il valore economico diretto distribuito agli stakeholders
  • oltre 150 MILA € di investimenti in ricerca e sviluppo
  • 50% di fornitori provenienti dal Trentino-Alto Adige
  • 81,81 GJ di energia proveniente da fonti rinnovabili sul totale di 181,79 GJ consumati
  • 31,34 anni, l’età media del personale dipendente
  • 182 Zeus Charging Station installate (triennio 2020/2022)
  • 208 ore di formazione erogate (triennio 2020/2022)

L’esito di questa nostra prima fase di avvio verso un percorso di sostenibilità lo trovate qui. Seguiranno approfondimenti sui vari temi.